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Percorsi gravel: come trovarli, crearli e seguirli

Komoot, Strava e il GPS: come costruire una traccia gravel che funziona davvero e portarla sul ciclocomputer.

Percorsi gravel: come trovarli, crearli e seguirli

Percorsi gravel: come trovarli, crearli e seguirli

Il problema del gravel non è la bici, è sapere dove andare. Su strada te la cavi con la logica: guardi una cartina, colleghi due paesi, sai che l'asfalto c'è. Sullo sterrato no. Quella linea bianca sulla mappa può essere una carrareccia perfetta, un sentiero da mountain bike che ti farà spingere la bici a mano, o un tratturo che finisce nel cortile di un'azienda agricola con un cane poco ospitale.

Da qui nascono le due domande che si fanno tutti. La prima è dove trovare percorsi già pronti, senza inventarsi niente. La seconda è come costruirsene uno che poi in sella funzioni davvero, e come portarselo dietro sul ciclocomputer senza impazzire. Vediamole in ordine, con i limiti veri degli strumenti, perché nessuno di questi è magico.

Le due piattaforme, e a cosa servono davvero

Komoot e Strava sono i nomi che sentirai nominare sempre. Fanno cose diverse, e capire quale differenza c'è ti risparmia mezza giornata di prove.

Komoot è nato per il viaggio, non per l'allenamento. Non registra i parametri di performance ed è votato alla dimensione del viaggiare in bici, come sintetizza ENDU nel confronto tra le due piattaforme. Usa i dati di OpenStreetMap ma li rielabora in chiave ciclistica, dando risalto a ciclabili, boschi e superfici, e ti fa scegliere la disciplina in fase di pianificazione: strada, gravel, mtb, cicloturismo. È questa la sua marcia in più per noi, perché impostando "gravel" il calcolo del percorso privilegia le superfici giuste invece di mandarti sull'asfalto o su un single track.

Ha anche una funzione dedicata: nel 2024 ha lanciato i Percorsi Gravel, itinerari già pronti generati dal suo sistema di routing sulla base delle tracce preferite dalla community, con oltre 160.000 percorsi consultabili su mappa e filtrabili per distanza, durata, dislivello e tipo di tracciato. Ogni percorso si può usare così com'è oppure modificare. È il modo più veloce per trovare qualcosa di sensato in una zona che non conosci.

Sul piano gratuito, Gravel Magazine osserva che le funzionalità comprese nella versione free sono più che sufficienti per creare percorsi dettagliati, con una regione inclusa che di solito basta per pianificare giri di giornata nella propria zona. Le mappe offline aggiuntive sono a pagamento. Attenzione però: i piani e i prezzi delle piattaforme cambiano con una certa frequenza, quindi prima di sottoscrivere qualcosa verifica le condizioni attuali sul sito, non fidarti di quello che leggi in giro (compreso questo articolo, se lo stai leggendo tra un anno).

Strava è l'altra faccia. Nasce dalla performance e dalla dimensione sociale, e la pianificazione è arrivata dopo. Il suo vantaggio unico è la mole di dati: siccome milioni di persone registrano lì le proprie uscite, sa quali strade vengono davvero pedalate e quanto sono frequentate. Nella pratica significa che, quando ti propone un percorso, sta seguendo tracce che qualcuno ha già fatto. Utilissimo per capire se un collegamento è realmente percorribile.

Il suo limite, sul gravel, è noto e va detto: pianificando su sterrato, a volte propone single track pensati per la mountain bike, poco adatti a una gravel soprattutto se carica. Non è un difetto grave se lo sai, perché basta controllare il tracciato prima di partire.

La risposta pratica, se me la chiedi: per costruire e navigare percorsi gravel, Komoot è più adatto perché ragiona per superfici e discipline. Strava è più forte per capire cosa pedala la gente e per la parte sociale. Molti usano entrambi, e non c'è niente di sbagliato: si pianifica su uno e si registra sull'altro.

Perché il routing automatico ti frega (e come non farti fregare)

Qui sta la parte che nessuna guida dice, e che fa la differenza tra una bella uscita e una giornata storta.

Il calcolo automatico del percorso lavora sulla classificazione delle strade nei dati di OpenStreetMap, che è fatta da volontari. Il risultato è ottimo in generale, ma imperfetto nei dettagli che a noi interessano di più: la mappa sa che quella è una strada sterrata, non sa in che stato è. Una carrareccia catalogata allo stesso modo può essere ghiaia compatta o solchi profondi lasciati dai trattori dopo la pioggia.

Ci sono poi i problemi ricorrenti che ogni gravellista ha incontrato almeno una volta: il tratto che sulla mappa esiste e nella realtà è chiuso da una sbarra o attraversa una proprietà privata; il "sentiero" che si rivela una scalinata; il collegamento che sparisce dentro un campo arato. Nessun algoritmo ti avvisa.

Il rimedio non è complicato ed è quello che usano tutti quelli con un po' di esperienza. Prima, incrocia le fonti: dopo aver disegnato il percorso, guarda i tratti che non conosci con la vista satellitare, che spesso rivela subito se la strada esiste ancora e che aspetto ha. Secondo, dai un'occhiata alla mappa di calore delle attività: se in quel punto non passa mai nessuno, un motivo di solito c'è. Terzo, e vale più di tutto, preferisci le tracce già percorse da altri, che siano i percorsi pronti di Komoot o le tracce di eventi reali. Un tracciato usato per una manifestazione è stato verificato da qualcuno che ci ha messo la faccia.

Infine, un'accortezza sulla stagione: un percorso che a giugno è perfetto può essere impraticabile a febbraio, con fango o guadi ingrossati. Le mappe non hanno il senso delle stagioni, tu sì. Su questo la guida al gravel d'inverno aiuta a farsi il quadro.

I passaggi per costruire una traccia gravel affidabile: scegliere la disciplina, disegnare, verificare con satellite e mappa di calore, esportare e navigare

Costruire una traccia, passo per passo

Il metodo che funziona, indipendentemente dalla piattaforma che scegli.

Si parte dal computer, non dal telefono: lo schermo grande cambia la vita quando devi guardare i dettagli. Imposti la disciplina su gravel, così il calcolo privilegia le superfici giuste. Poi metti il punto di partenza e, invece di indicare solo l'arrivo, aggiungi qualche punto intermedio nei posti dove vuoi passare davvero: è il modo più semplice per impedire all'algoritmo di riportarti sull'asfalto principale.

Quando il tracciato ti piace, controlla tre numeri prima di dire che è fatto. La distanza, il dislivello, e soprattutto il rapporto tra i due: come dicevamo nella guida su come scegliere l'evento gravel, oltre i quindici metri di dislivello per chilometro il percorso inizia a essere impegnativo a prescindere dalla lunghezza. Guarda anche la ripartizione delle superfici, che le piattaforme mostrano: sapere che il tuo giro è per il settanta per cento su sterrato ti dice quanto tempo ci metterai davvero, che è sempre più di quello stimato.

Poi verifica i punti critici col satellite, come dicevamo sopra, e infine pensa alla logistica: dove sono le fontane, se c'è un bar a metà, dove puoi accorciare se la giornata gira male. Un percorso con una via di fuga pianificata è un percorso che affronti più sereno. Su cosa portarti dietro, rimando alla guida al kit essenziale.

Portarlo sul ciclocomputer: sincronizzazione o file GPX

Ci sono due strade, e la seconda funziona sempre.

Se il tuo ciclocomputer è recente e collegato all'account (Garmin, Wahoo e gli altri si integrano con entrambe le piattaforme), basta collegare i due servizi una volta sola: da lì in poi i percorsi che salvi compaiono da soli sul dispositivo. È la via comoda.

Se invece hai un dispositivo più vecchio o non collegabile, si passa dal file GPX, che è il formato universale delle tracce. La procedura la descrive bene Gravel Magazine: dal computer apri la traccia pianificata, scarichi il file GPX, colleghi il ciclocomputer al pc via cavo e copi il file nella cartella dei percorsi del dispositivo. Al riavvio lo trovi tra le tracce navigabili. Funziona con qualsiasi apparecchio, ed è anche il modo di condividere un percorso con gli amici o di caricare la traccia ufficiale di un evento.

Il telefono, infine, resta un'opzione più che valida per navigare, a patto di due accorgimenti: scaricare le mappe offline della zona, perché sugli sterrati il segnale sparisce, e mettere in conto la batteria, che con lo schermo acceso e il GPS attivo si consuma in fretta. Una power bank piccola in borsa risolve.

Seguirlo senza sorprese

Un paio di cose che si imparano solo sbagliando.

La navigazione a voce e le frecce di svolta funzionano bene su strada e meno bene nel groviglio di carrarecce, dove gli incroci sono ravvicinati e spesso non hanno nome. Sullo sterrato conviene tenere la mappa a schermo, con la traccia visibile, e usare le indicazioni come conferma e non come guida unica.

Ricordati che gli orari stimati dalle piattaforme sono calcolati su medie ottimistiche, che non tengono conto delle soste, delle foto, del fondo pesante o del vento. Se il tuo giro ha molto sterrato, aggiungi mentalmente un buon margine. Ed è saggio, prima di partire, guardarsi il profilo altimetrico: sapere che la salita dura arriva al settantesimo chilometro cambia il modo in cui gestisci le energie.

Errori da evitare

  • Fidarsi del routing automatico senza verificare i tratti sconosciuti. La mappa sa che è sterrato, non sa in che stato è.
  • Pianificare tutto dal telefono. Lo schermo piccolo nasconde proprio i dettagli che contano.
  • Non impostare la disciplina su gravel. Con il profilo strada o mtb il percorso calcolato sarà sbagliato in partenza.
  • Uscire senza mappe offline. Sullo sterrato il segnale manca, e restare senza mappa in una zona sconosciuta non è piacevole.
  • Prendere per buoni gli orari stimati. Sul fondo lento e con le soste, la realtà è sempre più lunga.
  • Dimenticare le vie di fuga. Un punto dove accorciare va deciso a tavolino, non quando sei cotto.
  • Salvare il percorso e non controllare che sia davvero arrivato sul dispositivo. Verifica prima di uscire di casa, non al parcheggio.

In sintesi

Trovare percorsi gravel oggi è più facile che mai, ma la comodità nasconde una trappola: gli strumenti sanno dove passa una strada, non in che condizioni si trova. Komoot è la scelta più adatta per pianificare e navigare, perché ragiona per discipline e superfici e mette a disposizione una libreria enorme di percorsi gravel già pronti; Strava è forte sui dati di chi pedala davvero e sulla parte sociale. Qualunque sia la piattaforma, il metodo resta lo stesso: imposta la disciplina giusta, aggiungi punti intermedi per non farti riportare sull'asfalto, verifica col satellite i tratti che non conosci, preferisci le tracce già percorse da altri, e porta la traccia sul dispositivo per sincronizzazione o via file GPX. Poi, sul campo, tieni la mappa a vista e prenditi più tempo di quello che ti dicono.

Se cerchi tracce affidabili senza costruirtele da zero, la scorciatoia migliore restano i percorsi degli eventi: sono verificati, segnalati e pensati per essere pedalati. Dai un'occhiata al calendario degli eventi gravel e usa quelli come punto di partenza per esplorare una zona nuova.


Nota di trasparenza. Gravellisti è un portale di eventi indipendente: non abbiamo accordi commerciali né affiliazioni con Komoot, Strava o i produttori di ciclocomputer citati, e non guadagniamo nulla se ti abboni a uno di questi servizi. Le informazioni sulle funzionalità sono verificate su fonti di settore e sui materiali ufficiali delle piattaforme (ENDU, Gravel Magazine, newsroom komoot). Funzioni, piani e prezzi di questi servizi cambiano con frequenza: prima di sottoscrivere un abbonamento verifica le condizioni aggiornate direttamente sul sito del fornitore. Le valutazioni comparative tra piattaforme sono interpretazione redazionale, non un test di laboratorio.

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