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Cosa portare in un'uscita gravel: il kit base

Riparazione, attrezzi, acqua e cibo: cosa mettere in borsa per due ore o per tutto il giorno, senza esagerare.

Cosa portare in un'uscita gravel: il kit base

Cosa portare in un'uscita gravel: il kit base

Ci sono due modi di sbagliare, e sono opposti. Il primo è quello del ciclista da strada convertito, che parte con una camera d'aria in tasca e basta, perché "tanto in due ore torno", salvo scoprire che sullo sterrato il tanto in due ore torno vale finché non fori a quindici chilometri dal paese più vicino. Il secondo è quello dell'ansioso, che si carica di attrezzi per ogni evenienza immaginabile e si porta in giro tre chili di roba che non userà mai, tra cui una chiave inglese.

La verità sta in mezzo, e ha una logica precisa. Nel gravel il kit non si dimensiona sulla distanza, si dimensiona sull'isolamento. Trenta chilometri su una ciclabile lungo il fiume sono un conto; venticinque chilometri su una carrareccia appenninica dove non passa nessuno e il telefono prende a singhiozzo sono un altro. La domanda giusta non è "quanto pedalo", è "se mi fermo qui, cosa succede".

Il nucleo che non si discute

C'è una base che sta in bici sempre, anche per il giro corto del pomeriggio. Sono poche cose, pesano poco e stanno in una borsetta sotto la sella o nella borsa da telaio. L'idea è che una volta caricate le dimentichi lì, e non devi ripensarci prima di ogni uscita.

Per la foratura, che nel gravel è l'imprevisto numero uno: un kit di vermicelli con il suo attrezzo se sei tubeless, una camera d'aria di scorta comunque, due leve, e qualcosa per rimettere aria (una mini pompa, o le cartucce di CO2 con l'erogatore). La camera di scorta la porti anche se sei tubeless, perché per i tagli grossi resta l'unica via di casa: come funziona la riparazione lo trovi nella guida alla manutenzione e riparazione del tubeless.

Per la meccanica: una multitool con le brugole (le misure che servono davvero sono 4, 5 e 6 millimetri), un cacciavite Torx T25 perché lo montano ormai quasi tutti i dischi e le viti dei portaborraccia, e uno smagliacatena, che spesso è già integrato nella multitool. Aggiungi una maglia rapida della misura giusta per la tua catena: pesa due grammi e trasforma una catena rotta da fine dell'uscita a fermata di dieci minuti.

Il jolly: fascette e nastro adesivo. Un paio di fascette da elettricista arrotolate e mezzo metro di nastro americano avvolto attorno alla pompa hanno salvato più uscite di qualsiasi attrezzo specializzato. Portapacchi che balla, parafango rotto, scarpa scollata: si aggiusta tutto abbastanza per tornare.

Per te: telefono carico, un documento e la tessera sanitaria, un po' di contante (nei bar di campagna il POS è un'opinione), e i contatti di emergenza. Se pedali spesso da solo, vale la pena impostare le informazioni mediche sul telefono in modo che siano leggibili a schermo bloccato.

Come cambia in base alla durata

Sopra quel nucleo, si aggiunge in modo proporzionale.

Fino a due ore, vicino a casa. Il nucleo basta. Una borraccia, una barretta in tasca se sei di quelli che vanno in crisi facilmente, e via. Non serve altro, e chi ti dice il contrario ti sta vendendo qualcosa.

Mezza giornata, tre o quattro ore. Qui si aggiunge il cibo vero, perché sotto sforzo il serbatoio si svuota e la crisi di fame arriva sempre prima di quanto pensi. Due borracce, o una borraccia più una piccola scorta d'acqua se il percorso non ha fontane. Un guscio antivento comprimibile, anche d'estate, perché un temporale o una discesa lunga cambiano la temperatura percepita in fretta. E qui inizia a contare sapere dove sono i punti d'acqua lungo il tracciato.

Tutto il giorno, o percorsi isolati. Adesso il ragionamento si ribalta: non ti chiedi cosa portare, ti chiedi cosa succede se qualcosa va storto. Scorta d'acqua abbondante e la possibilità di rifornirti (fontane, bar, un filtro se vai davvero nel remoto), cibo per più ore, un secondo kit di riparazione (una seconda camera, altro sigillante), luci anche se contavi di rientrare con la luce, perché i ritardi capitano, e un minimo di primo soccorso: cerotti, disinfettante, una benda. Sui percorsi molto isolati, un tracker o la funzione di condivisione posizione del telefono con qualcuno a casa vale più di qualsiasi attrezzo.

Se poi l'uscita diventa un viaggio di più giorni, cambia proprio il ragionamento sul carico e sulle borse: ne parliamo nella guida per iniziare col bikepacking.

Dove metterlo, che non è un dettaglio

Il posto in cui carichi le cose cambia come va la bici, e nel gravel si sente più che su strada.

La regola pratica è tenere il peso basso e centrale. Una borsa da telaio, nel triangolo principale, è la soluzione migliore per gli oggetti pesanti come attrezzi e camera: il baricentro resta dove deve stare e la bici non si innervosisce sullo sconnesso. La borsetta sottosella funziona bene per il kit di riparazione, che sta lì e non lo tocchi mai. La borsa al manubrio è comoda ma va usata con giudizio: caricarla troppo rende lo sterzo pigro e impreciso proprio quando ti serve reattività, cioè in discesa sul mosso.

Le tasche della maglia restano ottime per quello che vuoi raggiungere senza fermarti, tipo barrette e telefono. Evita però di metterci gli oggetti duri e spigolosi: in caso di caduta all'indietro non è piacevole.

Un'accortezza che fa la differenza sullo sterrato: tutto quello che carichi deve essere fissato bene e non deve ballare. Le vibrazioni continue del gravel allentano cinghie, aprono zip e fanno saltare fuori le cose. Prima di partire, scuoti la bici per un paio di secondi: se senti qualcosa sbatacchiare, sistemalo adesso e non tra venti chilometri.

Quello che quasi tutti portano e non serve

Vale la pena dirlo, perché alleggerire è un piacere.

Non serve la chiave inglese, e nemmeno il set completo di brugole sciolte: la multitool copre tutto quello che si può ragionevolmente aggiustare in mezzo al nulla. Non serve un secondo copertone. Non servono cinque tipi di barretta diversi: due o tre cose che sai di digerire bene valgono più di un assortimento da supermercato. E non serve il lucchetto pesante, se il tuo giro non prevede lasciare la bici incustodita a lungo.

Il criterio è semplice: ogni oggetto deve rispondere a un problema che ti può capitare davvero e che sei in grado di risolvere sul posto. Se non sai usare un attrezzo, portarlo non ti salva. Meglio imparare a usare quello che hai già.

Errori da evitare

  • Partire senza camera di scorta perché "tanto sono tubeless". Per i tagli grossi il sigillante non basta, e la camera è l'unica via di casa.
  • Portare attrezzi che non sai usare. Il peso lo senti, il beneficio no.
  • Dimensionare il kit sui chilometri invece che sull'isolamento del percorso. Sono venti chilometri lontano da tutto a definire il rischio, non i cento vicino a casa.
  • Non provare mai il kit a casa. La prima volta che monti un vermicello non deve essere sotto la pioggia, al buio, a trenta chilometri dall'auto.
  • Caricare troppo peso sul manubrio. Lo sterzo diventa pigro proprio dove serve precisione.
  • Dimenticare contante e documento. Il bar di campagna col POS rotto è un classico, e in caso di guaio serio il documento serve davvero.
  • Lasciare che le cose ballino. Le vibrazioni dello sterrato aprono zip e allentano cinghie: controlla prima di partire.

In sintesi

Il kit da gravel si costruisce a strati, esattamente come l'abbigliamento. C'è un nucleo che sta in bici sempre e che non devi ripensare ogni volta: riparazione della foratura, multitool con maglia rapida, fascette e nastro, telefono e documento. Sopra quello, aggiungi in base a quanto starai fuori e soprattutto a quanto sarai isolato: cibo e acqua per le mezze giornate, ridondanza e primo soccorso per le uscite lunghe o remote. Tieni il peso basso e centrale, fissa tutto perché lo sterrato slega qualsiasi cosa, e ricorda che un attrezzo che non sai usare è solo zavorra. La differenza tra un imprevisto e un'uscita rovinata sta quasi sempre in una borsetta da duecento grammi.

Adesso che sai cosa mettere in borsa, resta la parte migliore: decidere dove andare. Nel calendario degli eventi gravel trovi gare, no-race e bikepacking in tutta Italia, con distanze e tipo di percorso per capire quanto kit ti servirà davvero.


Nota di trasparenza. Gravellisti è un portale di eventi indipendente: non vendiamo attrezzatura, borse o accessori e non riceviamo compensi dai produttori, quindi in questa guida non trovi consigli su marchi o modelli specifici. Le indicazioni sono pratiche consolidate di autosufficienza in bici, coerenti con quanto già pubblicato nelle nostre guide su tubeless e bikepacking. Le suddivisioni per durata dell'uscita sono orientative e redazionali: il fattore che conta davvero è quanto sei lontano da un punto di assistenza, non il numero di chilometri. Adatta il kit al tuo percorso, alla stagione e alla tua esperienza.

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