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Gravel d'inverno: come vestirsi e pedalare

I tre strati, le estremità, il fango e la bici: come continuare a pedalare in gravel quando arrivano freddo e umido.

Gravel d'inverno: come vestirsi e pedalare

Gravel d'inverno: come vestirsi e pedalare

Il momento peggiore di un'uscita invernale non è quando fa freddo. È quando hai caldo. Sei partito coperto come un cipollotto, dopo venti minuti di salita sudi, e appena arrivi in cresta e inizi la discesa quella maglietta bagnata sulla schiena diventa una piastra di ghiaccio. A quel punto la giornata è compromessa, e non c'è giacca che tenga.

È il paradosso che frega tutti al primo inverno: si pensa che il nemico sia il freddo, invece è l'umidità. La tua, prodotta pedalando. Tutto il sistema di vestizione invernale serve a gestire quel problema, non semplicemente a coprirti. E nel gravel la faccenda si complica un pezzo in più rispetto alla strada, perché ci mettiamo dentro il fango, gli sterrati che d'inverno diventano un'altra cosa, e il buio che arriva alle cinque.

Il principio: tre strati, tre mestieri

Il sistema si chiama a strati, o layering, ed è preso in prestito dall'alpinismo. Non è una questione di quantità: è che ogni strato fa un lavoro diverso, e se ne salti uno o lo scegli male l'intera catena si rompe. Vale la pena capirlo una volta per tutte, perché poi ti regoli da solo in qualsiasi condizione.

Il primo strato, quello a contatto con la pelle, ha un compito solo: portare il sudore lontano dal corpo e tenerti asciutto. È il più importante dei tre. I materiali giusti sono la lana merino e i sintetici tecnici come il polipropilene, che trasferiscono l'umidità verso l'esterno. Il cotone è da evitare in modo categorico: trattiene l'umidità e favorisce la dispersione del calore, come ricorda Ciclimattio nella sua guida al ciclismo invernale. Una maglietta di cotone sotto la giacca è il modo più efficace per rovinarsi un'uscita.

Il secondo strato trattiene il calore che il corpo produce. Qui stanno le maglie termiche a manica lunga, i pile leggeri, i tessuti isolanti. Deve essere aderente ma comodo, perché le zone d'aria fredda tra un capo e l'altro lavorano contro di te.

Il terzo strato è la barriera contro vento e acqua. Giacca antivento o impermeabile, meglio se con membrana traspirante: deve fermare quello che arriva da fuori senza intrappolare quello che esce da dentro. Un'accortezza poco nota ma decisiva, segnalata da Sprayke: la membrana antivento va tenuta su un solo capo. Se ce l'hai sia sull'intimo che sulla maglia termica, il doppio strato diventa controproducente e blocca la traspirazione.

La regola che vale più di tutte: parti che hai un po' freddo

Se dovessi tenere una sola cosa di questa guida, sarebbe questa. Quando esci di casa devi avere una leggera sensazione di fresco. Se stai comodo e al calduccio da fermo, dopo dieci minuti di pedalata sarai troppo coperto, sudato, e pagherai tutto in discesa.

Il corpo si scalda pedalando, e la differenza di temperatura percepita tra i primi cinque minuti e i venti successivi è enorme. Chi pedala d'inverno da qualche anno lo sa e parte deliberatamente sotto-vestito, contando su quello che verrà. Chi inizia fa il contrario, e sbaglia.

Il corollario pratico è che serve poter regolare durante l'uscita. Una zip da aprire in salita, un gilet antivento nella tasca posteriore da infilare prima della discesa, dei manicotti da togliere quando esce il sole. Il gilet in particolare è il capo più sottovalutato dell'inverno: pesa niente, sta in tasca, e trasforma una discesa gelata in una discesa normale.

Le estremità: dove si perde davvero la battaglia

Il tronco lo copri facilmente. Sono mani, piedi e testa a decidere se l'uscita sarà piacevole o un conto alla rovescia verso casa. E nel gravel c'è un motivo tecnico in più: sullo sterrato le mani lavorano molto di più che su asfalto, strette sul manubrio per assorbire le vibrazioni, e la circolazione ne risente.

Per le mani servono guanti lunghi termici e, quando si scende sotto i cinque gradi o piove, meglio se antivento e impermeabili. Il classico errore è prendere guanti troppo stretti: comprimono e peggiorano la circolazione, quindi si finisce per avere più freddo con guanti spessi ma sacrificati che con altri più larghi.

Per i piedi valgono i copriscarpe, che sono l'accessorio col miglior rapporto tra costo e beneficio dell'inverno. Le scarpe da bici sono piene di fori per la ventilazione, perfetti a luglio e disastrosi a gennaio. Aggiungi calze termiche, evitando anche qui la stretta eccessiva.

Per la testa, una bandana o un sottocasco sottile fa una differenza sproporzionata rispetto al suo ingombro, e uno scaldacollo che puoi alzare sul viso nelle discese ti ripara dal vento gelido.

Cosa cambia sullo sterrato, e non è poco

Qui entriamo nella parte che le guide generiche sul ciclismo invernale non coprono, perché il gravel d'inverno ha problemi suoi.

Il primo è il fango. Uno sterrato che d'estate è compatto e veloce, dopo tre giorni di pioggia diventa una superficie viscida dove le gomme scivolano e si intasano. Se hai già letto la nostra guida ai copertoni gravel sai che i tasselli alti e distanziati sono quelli che lavorano meglio nel morbido, proprio perché lasciano spazio allo scarico del fango. In inverno, sui percorsi che conosci fangosi, una gomma più tassellata ha senso anche se ti penalizza sull'asfalto del trasferimento.

Il secondo è la pressione. Sul bagnato e sul fondo mobile conviene scendere di qualche decimo di bar rispetto ai valori estivi, per aumentare l'impronta a terra e il grip. Trovi i punti di partenza nella guida alla pressione delle gomme, e in inverno vale ancora di più il consiglio di provare sul campo.

Il terzo è il buio. Da novembre a febbraio, in Italia, alle cinque del pomeriggio è già sera, e sugli sterrati non c'è illuminazione pubblica. Le luci non sono un accessorio, sono equipaggiamento obbligatorio, davanti e dietro, insieme a dettagli riflettenti sull'abbigliamento. Una torcia potente serve anche solo per leggere il terreno: una buca che d'estate vedi e schivi, al buio te la prendi in pieno.

Il quarto, meno ovvio, è che d'inverno si beve meno pur sudando comunque. La sensazione di sete cala col freddo, ma la disidratazione arriva lo stesso. Metti la borraccia in conto anche a cinque gradi.

La bici dopo l'uscita: dieci minuti che allungano la vita ai componenti

Sale sulle strade, umidità, fango e acqua sono la combinazione peggiore per una trasmissione. Nel gravel invernale si aggiunge la sabbia bagnata che lo sterrato ti spara addosso, e che si comporta come carta vetrata sulla catena.

La routine minima dopo un'uscita invernale sporca: sciacqua senza infierire con getti ad alta pressione (che spingono acqua nei cuscinetti), pulisci con cura trasmissione e componenti metallici, asciuga, e lubrifica la catena con un olio "wet", cioè specifico per condizioni umide, che resiste all'acqua meglio dei lubrificanti secchi. Controlla freni e gomme più spesso del solito, perché d'inverno le pastiglie si consumano molto più in fretta.

Dieci minuti ogni volta. Chi li salta, a marzo si ritrova con una trasmissione da sostituire.

Errori da evitare

  • Vestirsi troppo alla partenza. È l'errore numero uno: sudi, poi ti raffreddi in discesa. Parti con un po' di fresco addosso.
  • Usare cotone come primo strato. Trattiene l'umidità e ti raffredda.
  • Avere la membrana antivento su due capi sovrapposti. Blocca la traspirazione invece di aiutarti.
  • Stringere troppo guanti e calze. La compressione peggiora la circolazione e ti fa avere più freddo, non meno.
  • Uscire senza un capo di scorta comprimibile. Un gilet o una mantellina in tasca cambiano la giornata quando il tempo gira.
  • Sottovalutare le ore di luce. In inverno il buio arriva prima di quanto pensi: pianifica il rientro e monta le luci sempre.
  • Lasciare la bici sporca dopo un'uscita nel fango. La trasmissione si consuma in fretta e il conto arriva a fine stagione.

In sintesi

Pedalare in gravel d'inverno è questione di metodo, non di resistenza al freddo. Tre strati con tre funzioni distinte: uno che ti tiene asciutto (mai cotone), uno che trattiene il calore, uno che ferma vento e acqua. Poi la regola d'oro, cioè partire con una leggera sensazione di fresco, e la cura delle estremità, dove la battaglia si vince o si perde. Sul lato bici, gomme più adatte al morbido, un filo di pressione in meno, luci sempre montate e dieci minuti di pulizia al rientro. Fatto questo, l'inverno smette di essere una pausa forzata e diventa la stagione in cui le strade bianche sono deserte e il paesaggio è tutto tuo.

E se cerchi una scusa per non fermarti nei mesi freddi, gli eventi non finiscono con l'estate: dai un'occhiata al calendario degli eventi gravel e scegli il tuo prossimo appuntamento, magari con il metodo della guida su come scegliere l'evento giusto.


Nota di trasparenza. Gravellisti è un portale di eventi indipendente: non vendiamo abbigliamento né attrezzatura e non riceviamo compensi dai marchi, quindi qui non trovi consigli d'acquisto su modelli specifici. I principi del sistema a strati e le indicazioni sui materiali sono verificati su fonti di settore, tra cui Ciclimattio, Sprayke e Viagginbici. Le fasce di temperatura indicate sono orientative e redazionali: la percezione del freddo cambia molto da persona a persona, con l'intensità dello sforzo, l'umidità e il vento. Usale come punto di partenza e correggile sulla base delle tue uscite.

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