Specialized mette un tetto nuovo alla famiglia Diverge 4. Si chiama S-Works Diverge ICR ed è la versione più spinta della gamma, quella dove il marchio californiano ha buttato dentro tutto quello che ha in casa: telaio FACT 12r, cablaggio completamente interno e la sospensione anteriore Future Shock 3.3.
Partiamo dal numero che fa alzare le sopracciglia. Il telaio verniciato in taglia 56 pesa 950 grammi, con un risparmio dichiarato di 200 grammi rispetto al FACT 9r montato sulle altre Diverge 4 in carbonio. La bici completa si ferma a 8,2 kg, e non è poco per una gravel che monta una forcella ammortizzata. Specialized ricorda che la Future Shock pesa tra i 300 e i 400 grammi in meno di una forcella ammortizzata tradizionale, con un vantaggio aerodinamico in più.
La vera novità di questa versione è il sistema ICR, cioè l'instradamento dei cavi tutto interno, cockpit compreso. Attenzione a un dettaglio che conta se già possiedi una Diverge 4: non è un aggiornamento installabile a posteriori. Serve una piattaforma dedicata, quindi il cablaggio interno resta per ora esclusiva della sola S-Works. Integrare i cavi attorno a un sistema come Future Shock è più complicato che su uno sterzo classico.
Sul fronte pratico la Diverge conferma la sua vocazione: c'è spazio per pneumatici fino a 700x50 mm (di serie ci sono i Tracer da 50), lo storage SWAT 4.1 nel tubo obliquo resta al suo posto e la geometria punta alla stabilità. Foderi posteriori fissi a 430 mm su tutte e sei le taglie (dalla 49 alla 61), BB Drop costante a 85 mm, angolo sterzo che sale da 70° a 71°. Non è una race bike ultraleggera e pura: è pensata per gare lunghe e avventura, dove portarsi attrezzi e ricambi dentro il telaio ha senso.
Allestimento coerente col cartellino: trasmissione SRAM RED AXS XPLR a 13 rapporti (corona 40, cassetta 10-46) con potenziometro Quarq, ruote Roval Terra CLX III, movimento centrale CeramicSpeed, cockpit integrato Roval e sella S-Works Power with Mirror.
Il prezzo è quello che ti aspetti da una vetrina tecnologica: 13.999 euro. Un oggetto per pochi, più che una bici che vedrai in tanti sugli sterrati italiani. Ma l'ICR è il segnale di dove Specialized vuole portare la gamma nei prossimi anni.
Fonte: gravelnews.it
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