C'è un litigio bello acceso tra due dei nomi più ascoltati quando si parla di gomme e resistenza al rotolamento. Da una parte John Karrasch, dall'altra Jan Heine di Rene Herse. Il tema? Le ruote da 32 pollici e la domanda che se ne tira dietro: fanno risparmiare watt oppure no? La redazione di Velo li ha messi nella stessa stanza per un confronto diretto sul suo podcast.
La posizione di Karrasch (su Instagram lo trovi come flexfitbyjohn) si appoggia al cosiddetto Chung Method, un protocollo di test su strada reale con cui ha raccolto una montagna di dati sulla resistenza al rotolamento. Sono proprio quei numeri ad aver spinto tanti verso coperture gravel più larghe negli ultimi anni. Secondo i suoi test, passare a ruote da 32 pollici migliorerebbe la resistenza al rotolamento di gomme gravel e mtb fino al 10%.
Heine non ci sta. Da produttore di lunga data e sostenitore storico della velocità delle gomme larghe, è diventato uno dei critici più insistenti sia del Chung Method sia delle conclusioni di Karrasch. Dopo che quest'ultimo ha pubblicato i suoi risultati sulle 32 pollici nella scorsa primavera, Heine ha risposto con una serie di post lunghi e articolati, citando i propri test di roll-down e sollevando dubbi sulla metodologia. Il botta e risposta è andato avanti a lungo online, finché Velo ha deciso di trasformarlo in un confronto vero.
Perché dovrebbe interessarti da gravellista italiano? Perché la questione tocca due cose concrete: quanto ti fidi dei test che leggi online e se ha senso rincorrere l'ultima moda tecnica. Il diametro ruota resta uno standard che tocca telai, forcelle e disponibilità di gomme, quindi non è una scelta che fai a cuor leggero. Sapere che anche gli esperti litigano sul metodo di misura è già un buon promemoria: prima di credere a un dato secco ("+10%"), vale la pena capire come è stato ottenuto.
Nella chiacchierata si va oltre le ruote giganti: si parla di priorità nella progettazione delle gomme (carcassa, mescola, pressione), di inserti, perfino di ipotesi da 36 pollici e di come sarà il gravel nel 2030. Roba da smanettoni, certo, ma è da questi confronti che spesso nascono le tendenze che poi ci ritroviamo tra le mani.
Fonte: Velo.
Fonte originale
Leggi l'articolo su Velo