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GareFonte: gravelnews.it

La Vuelta cede allo sterrato: tappa 6 con gravel decisivo

Per la prima volta la corsa spagnola inserisce un settore sterrato, e lo mette dove fa più male.

La Vuelta a España ha finalmente detto sì allo sterrato. La tappa 6, da Alcossebre a Castelló, porterà per la prima volta nella storia della corsa un vero settore gravel, piazzato non a caso nel punto più caldo del tracciato: a ridosso della vetta del Puerto de El Bartolo.

È un tabù che cade dopo decenni. Il Tour ha il pavé da sempre, il Giro ha reso le strade bianche toscane un classico, ma la corsa spagnola aveva sempre tenuto le distanze. L'unica eccezione era un breve tratto nella tappa andorrana del 2019, vinta da un giovane Pogačar. Poi più nulla, fino a questa edizione.

Il settore misura appena 3,5 chilometri, poca cosa rispetto ai trenta di sterrato toscano o ai venti di pavé del Tour 2022. Ma qui non conta la lunghezza, conta dove si trova. Lo sterrato arriva vicino alla cima del Bartolo, salita di prima categoria mai usata prima nel professionismo, con pendenze medie all'undici per cento e punte fino al venti. Subito dopo, un ultimo strappo asfaltato al dodici per cento prima della vetta.

La frazione è lunga 177,4 chilometri con quasi tremila metri di dislivello. Dopo un avvio costiero il percorso entra nell'entroterra, poi nella seconda parte si concentrano le insidie: il Desierto de las Palmas, l'ascesa a El Bartolo (9,4 km al 7,1 per cento) e infine il tratto sterrato. Dalla cima, undici chilometri di discesa veloce e nove di pianura fino a Castelló.

Un finale che non perdona errori. Forare o avere un problema meccanico proprio lì, con l'arrivo così vicino alla sommità e tutto il resto in discesa, significherebbe una beffa quasi irrecuperabile.

Chi conosce il terreno tranquillizza sulla scelta gomme. Pau Martí, corridore valenciano e habitué del ciclocross, descrive lo sterrato come abbastanza compatto: basta una leggera riduzione di pressione, senza accorgimenti speciali. Pedro Horrillo, ex specialista del pavé oggi in Unipublic, difende l'inserimento del gravel purché la sicurezza sia garantita, perché costringe i big a essere corridori completi.

Per il gravellista italiano è la conferma di una tendenza ormai chiara: lo sterrato non è più un'eccezione folkloristica, è terreno da grandi giri. Favorito Pogačar, forte dei precedenti alla Strade Bianche e alla Roubaix, con Wout van Aert possibile protagonista se la tappa si accende da lontano.

Fonte: gravelnews.it.

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