Le ruote da 32 pollici, nate nel mondo mountain bike, stanno provando a entrare nel gravel. Faction Bike Studio, che di solito lavora dietro le quinte per altri marchi, ha costruito un prototipo chiamato Atlas per rispondere a una domanda diretta: cosa succede se monti ruote così grandi su una gravel bike? La redazione tedesca di GRAN FONDO Cycling Magazine l'ha provata, e il risultato non è affatto scontato.
Non è un caso isolato. Sulla lista dei marchi al lavoro su un concept da 32 pollici, oltre a Faction, ci sono SCOTT, Ridley, Canyon, CUBE e Trek. Al Sea Otter Europe di Girona la tendenza si è fatta concreta: Megamo ha mostrato una Silk in questo formato e Avona ha portato in gara un prototipo della Callis, vincendo la prova UCI.
Cosa cambia in sella
Una ruota più grande attacca buche e spigoli con un angolo più basso, quindi li supera in modo più fluido perdendo meno velocità. Più massa rotante significa più fatica in accelerazione e frenata, ma una volta a regime aiuta a tenere la velocità. Su percorsi lunghi e poco tecnici il vantaggio si accumula.
Il telaio dell'Atlas mescola tubi in carbonio e innesti in alluminio, così la geometria si modifica senza nuovi stampi. Le ruote alzano l'anteriore di circa 32 mm, e Faction ha lavorato molto sugli angoli di sterzo, che qui si chiudono nelle taglie grandi invece di aprirsi (68,5 gradi nella 2XS, 71,8 nella XL/2XL).
I nodi ancora aperti
Restano problemi da prototipo. Con una chainline da 142 mm la catena sfrega contro i raggi sul pignone grande sotto sforzo: servirebbe un mozzo posteriore più largo. Nelle curve strette l'Atlas è meno pronto di una 700c. E le taglie piccole diventano impraticabili per mancanza di spazio attorno alla ruota, mentre le grandi risultano sorprendentemente equilibrate.
Occhio anche al peso (circa 230 grammi in più per ruota) e ai ricambi: rompere un raggio in viaggio oggi ti lascia quasi solo, anche se Schwalbe e Maxxis hanno già gomme in questo formato, e ruote di DT Swiss, NEWMEN e Bike Ahead Composites sono state avvistate.
Per chi ha senso
Su ultra-distance tipo UNBOUND, lunghe e poco tecniche, il formato brilla: SCOTT ha vinto la distanza XXL con Robin Gemperle. Su percorsi tortuosi diventa un limite. Per il gravellista italiano che ama sentieri stretti e appenninici, oggi resta una curiosità da tenere d'occhio più che una scelta pronta.
Fonte: gravelnews.it.
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